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Storia e Storie

Positano e il mito di Ulisse: a Li Galli le sirene gli cantarono l’Odissea

Scritto da (mariaabate), giovedì 11 ottobre 2018 13:37:38

Ultimo aggiornamento giovedì 11 ottobre 2018 13:37:38

(dalla Prefazione a cura di Domenico De Masi del libro "Il mare e il mito. Positano Myth Festival 2009")

Tutta la Campania è costellata di luoghi connessi all'itinerario di Ulisse, alla fuga di Enea, al solidale pellegrinaggio dei loro compagni di avventura. Cuma, Capo Miseno, l'Averno rappresentano altrettante tappe di questi mitici percorsi tra isole, coste, promontori, creature affascinanti o mostruose, infide o salvifiche. Di fronte a Positano, sulle sponde cilentane, altre reliquie della cultura greca gareggiano con quelle di Omero e di Virgilio: ad Elea Parmenide e Zenone crearono una scuola di pensiero capace ancora oggi di illuminare il cammino dell'uomo; a Punta Licosa cantava la più inquietante delle sirene; a Paestum gli architetti greci innalzarono in onore di Poseidone il tempio più perfetto di tutta l'antichità.

Positano è indissolubilmente consustanziale al mito di Ulisse. Un mito perenne, legato al viaggio, al mare, all'avventura, alla conoscenza; narrato da Omero, per celebrare il coraggioso ritorno alla casa dell'anima; rinnovato da Dante, per celebrare la fuga temeraria dell'anima verso l'ignoto. Dell'Odissea Positano rappresenta uno dei luoghi più densi di significali metaforici: la sintesi di fascinazione e di saggezza, di pericolo e di salvezza, di amore e di morte, di paura e di bellezza. E la densità del mito diventa vibrante fino all'inverosimile nell'arcipelago dei Galli: il luogo dove le sirene, secondo l'intuizione di Calvino, cantarono ad Ulisse l'Odissea.

[...]

«Nulla rivela il destino del Mediterraneo - ha scritto Petrag Matvejević - meglio delle sue isole. Generalmente le isole evocano nell'immaginario collettivo due tipi contrastanti di sensazioni: da una parte mistero, inaccessibilità, lontananza, persino paura; dall'altra felicità, bellezza, seduzione, sogno, gioia, pace, raccoglimento, amore, beatitudine, sicurezza, accoglienza».

Nella mitologia, alcune isole sono abitate da satiri, altre da mostri, altre ancora da gorgoni. L'arcipelago dei Galli è abitato dalle Sirene, come canta Omero:

Mentre ch'io parlo, la nave alata veleggia;

ed ecco qual nebbia lontana

i lidi delle Sirene sorgere su dal mare...

Le Sirene, sedendo in un bel prato,

mandano un canto dalle argute labbra,

che allegra il navigante...

La mitologia e le tavole popolari parlano di molteplici tipi di sirene. Secondo la credenza popolare, le sirene che abitano Li Galli sono quelle che «chiamano il tempo». Il nostro arcipelago «terra benedetta, traboccante di latte e di miele» come dice Norman Douglas - non è solo composto di isole e scogli bellissimi in un bellissimo mare. ma è anche denso di mitologia, di preistoria e di storia. Più di ogni altro arcipelago al mondo, insomma, è dotato di genio e di senso.

Il suo genio, più che straordinario, è unico, perché nutrito da fonti numerose e diverse. Il golfo sapientemente frastagliato cambia luce a ogni ora del giorno; le brezze estive «fresche e carezzevoli, di regola carezzevoli e purificatrici, scuotono le foglie che, scintillando al sole, disperdono il ricordo della città e i fumi del sapere arido», come dice Norman Douglas. Una fauna di cicale e buoi marini e falchi pellegrini. Una flora ricca e riccamente cangiante, di fronte alla quale lo stesso Douglas sogna e si incanta: «Una volta feci il tentativo di compilare un elenco dei fiori de li Galli, ma dovetti abbandonare l'idea perché mutavano ogni mese... quale piacere osservare la loro rapida crescita in questo terreno profondo e caldo!»

E poi la poesia di Omero, la danza di Massime e di Nureyev! Tutto converge, insomma, nella sintesi magica di questo minuscolo arcipelago, galassia marina di piccole, luminosissime stelle.

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