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Tu sei qui: Flusso di CoscienzaConversazioni con Don Vincenzo Taiani in…..”esilio”! di Alberto Quintiliani con Anna Maria Tagliamonte

Flusso di Coscienza

Costiera Amalfitana, Interviste, Chiesa Cattolica

Conversazioni con Don Vincenzo Taiani in…..”esilio”! di Alberto Quintiliani con Anna Maria Tagliamonte

La versione integrale che, per motivi giornalistici, era stata tagliata per le pagine de Il Vescovado

Scritto da (Admin), lunedì 6 settembre 2021 15:32:33

Ultimo aggiornamento lunedì 6 settembre 2021 15:44:09

Premettiamo innanzi tutto che il titolo dell'articolo è stato proposto direttamente da Don Vincenzo Taiani, per le seguenti motivazioni.

​ Da diversi anni con Don Vincenzo avevamo l'abitudine di tradurre in articoli le piacevoli ed interessanti conversazioni con lui intrattenute in spiaggia, sotto un ombrellone, quando lui era ancora - per usare un termine militare - in spe (servizio permanente effettivo) nella Chiesa. Gli articoli erano intitolati: "conversazioni sotto l'ombrellone con Don Vincenzo". Questa consuetudine è durata fino allo scorso anno, perché - come noto - Don Vincenzo è andato "in pensione", ed adesso passa la maggior parte del tempo nel suo "Buen Retiro" di Cava dei Tirreni, ancora impegnato in incarichi religiosi, ma con Maiori sempre nel proprio cuore. La lontananza da Maiori la considera scherzosamente, appunto, una sorta di "esilio", in quanto gli mancano molto le sue... "pecorelle".

​ Inoltre, le conversazioni di quest'anno si sono arricchite con la partecipazione della Prof.ssa Anna Maria Tagliamonte, che i lettori del Vescovado conoscono anche nella veste di raffinata poetessa, come è stato illustrato in un articolo di recente pubblicazione.

​ Fatte queste doverose premesse e prima di passare alla conversazione vera e propria - che spazia su più campi - dando ovviamente la precedenza alla Prof.ssa Tagliamonte, sentiamo dalla "viva voce" di Don Vincenzo qualche interessante considerazione su questo suo nuovo "status" di pensionato.

 

  1. d) Carissima Vostra Beatitudine, è già passato un anno dal vostro collocamento in quiescenza, ma ho avuto il consueto piacere di partecipare a qualche S. Messa da Voi officiata e Vi confesso che per me non siete cambiato affatto: trovo infatti in Voi la stessa grinta, che emerge essenzialmente durante le omelie, anzi, oserei dire, che siete ancora più determinato di prima. Ho notato inoltre che non lesinate critiche alle strutture preposte alla gestione della grave pandemia in atto (come sentiremo fra poco a risposta su una domanda specifica) e qualche volta anche ai rappresentanti della Chiesa. Quanto sto evidenziando rappresenta, forse, uno dei privilegi che concede lo status di pensionato di poter parlare tranquillamente "apertis verbis"?

 

  1. r) Caro Alberto, ho sempre conservato la libertà di pensiero e di espressione, perché ritengo che la 'libertà' sia il più grande dono che Dio ha legato indissolubilmente alla natura umana, e che può rendere addirittura 'impotente' l'onnipotenza stessa di Dio. Grande problema etico, che ha ossessionato i pensatori della teologia cattolica fin dagli albori della storia della Chiesa. Come si concilia, ad esempio, la 'grazia' di Dio con la 'libertà' dell'uomo? Come si concilia, ancora ad esempio, il 'prevedere anticipato', la 'prescienza', il 'sapere', il 'conoscere previo' di Dio con la 'libera e storica scelta presente' dell'uomo? Sono temi da approfondire, a cui si può dare, in altra sede, una risposta di buon senso teologico e scritturistico, come già intuito nelle dissertazioni medievali e moderne, quasi tutte convergenti in una risposta filosofica del 'congruismo'. Il fatto che Dio 'presappia' non significa che Dio 'prevoglia'. Ma veniamo alla domanda. Certo, lo 'status' di pensionato rende ancora più audace e più grintoso lo stesso pensiero e la sua conseguente espressione, a causa di tutta l'esperienza acquisita durante la vita 'attiva'. Ed è stata questa maturazione complessiva, acquisita dagli studi compiuti, in modo speciale da quelli teologici conclusi sotto l'autorevole maestria, competenza e professionalità dei Padri Gesuiti, e dalla vita vissuta, che mi ha reso più spontaneo e più convincente, facendomi abbandonare tutte le difese e le paure della giovinezza, e che mi ha fatto decidere addirittura per la via dell'esilio.

E, in proposito, mi piace scomodare Virgilio che, nelle Georgiche, scriveva 'si parva licet componere magnis' (Georgiche, IV, 176) (se è lecito paragonare le cose piccole a quelle grandi), per dire che io, 'piccolo' e insignificante, ho voluto fare mie e attuare le parole che il 'grande' Papa Gregorio VII pronunziò al termine della sua vita: 'dilexi iuistitiam ed odiavi iniquitatem, proptere amorior in exilio' (ho amato la giustizia (il bene) e ho odiato l'iniquità (il male) perciò muoio in esilio). Il corpo di questo grande Pontefice riposa nella cappella della navata sinistra del Duomo di Salerno. Spesso mi sono recato in quella cappella, sia quando ero studente liceale nel Seminario di Salerno sia spesso da sacerdote; ma sempre, in meditazione e in preghiera, ho pensato a quelle parole che, lette, apprese e imparate da studente nei libri di storia civile e in quelli della storia della chiesa, si sono impresse a caratteri indelebili nella mia mente e si sono conservate profondamente nel mio cuore. Parole, che testimoniano la coerenza della vita, la consapevolezza della morte, e che confermano la personalità adamantina di quel santo Papa dallo spessore caratteriologico granitico ed ecclesiologico perfetto. Mi scuso per tanto ardire, che mi sono permesso di esporre, proprio perché credo di aver seguito, nel mio piccolo e in tutta la mia vita, proprio quella linea della famosa ed ultima frase gregoriana, se si vuole sottesa, ma per me chiaramente tracciata.

 

Ma passiamo adesso alla conversazione vera e propria con una domanda della Prof.ssa Anna Maria Tagliamonte, che inizia toccando alcuni importanti aspetti religioso-sociali:

 

​d) Don Vincenzo, una delle principali cause di sofferenza umana rimane quella che deriva dalle nostre relazioni malate: tra genitori e figli, tra fratelli, tra partner, fidanzati, amici, colleghi... insomma pare che dopo il peccato originale non siamo più capaci di stare insieme. Quale insegnamento ci offre Gesù in merito? Come possiamo guarire?

 

​r) Cara Prof, hai detto bene, usando, all'inizio della domanda, la caratteristica fondamentale delle relazioni interpersonali, familiari, amichevoli, lavorative, affibbiando ad esse, appunto, il termine 'malate'. Se sono già 'malate' esse hanno bisogno di una terapia adeguata. Certamente l'eziologia del male è da individuare nel peccato originale, le cui conseguenze si osservano nella evidente discrepanza e dissociazione tra il meglio di noi e il peggio di noi. Ma Iddio, però, ci ha lasciato integro il dono naturale della vita con la sua intelligente ed interna razionalità e ci ha ridonato la grazia santificante come importante e risolutivo strumento di aiuto esterno divino. Molte sono le terapie d'uso. Oggi, più che mai, si ricorre all'aiuto di coloro che usano la magia e che fanno spendere un sacco di soldi. Meglio sarebbe affidarsi alla competenza di coloro che si sono specializzati in scienze umane: psicologi, neurologi, psichiatri, guarendo, con la ragione coadiuvata da opportune terapie fisiche e psichiche, i malanni del pensiero e dello spirito. E ancora c'è l'istruttiva pagina del vangelo di Matteo del capitolo 18:15, quando il Signore Gesù parla della correzione fraterna, nella quale non si indica subito il mondo spirituale come aiuto di guarigione, ma il mondo intelligente umano ricco di buon senso, che viene addirittura ancora prima di usare la ragione e che potrebbe essere risolutivo della sofferenza originata dalle relazioni 'malate', usando lo strumento del dialogo inter homines, cominciando da quello 'inter te et ipsum solum' e proseguendo 'davanti a due o tre testimoni' e addirittura davanti ad una 'comunità'. Espressioni e suggerimenti di una grande sensibilità umana e di una sicura saggezza elementare. E poi ci sono le virtù, anche esse umane, che, eliminando volutamente i vizi, come ad esempio, l'orgoglio, l'invidia, la gelosia e quant'altro sta alla base di dissapori, odio, vendette, uccisioni, fanno acquisire virtù umane, quali, ad esempio, l'umiltà, la fraternità, l'accettazione dell'altro. E poi ci sono anche le virtù spirituali, tra le quali primeggia, ad esempio, il perdono, strumento spirituale usato da Cristo stesso sull'altare della croce come riscatto del male relazionale. Ed infine, ma non per ultimo, c'è la grazia di Dio invocata, specialmente per chi crede, come ausilio per la guarigione definitiva.

 

  1. d) Carissima Vostra Beatitudine (come gradite essere definito!), dopo Anna Maria, la mia domanda riprende ed aggiorna, quanto abbiamo già trattato nelle conversazioni dello scorso anno, riguardante i tempi difficili, purtroppo ancora attuali quest'anno: intendo riferirmi alle problematiche riguardanti l'epidemia di Covid, che, anche se a corrente alternata, sono ancora purtroppo presenti in tutto il mondo, ma che, soprattutto, hanno completamente stravolto e condizionato pesantemente le abitudini di vita degli abitanti del pianeta e le loro economie. Il "mostro" coronavirus è pressoché sempre presente nelle vostre accorate omelie domenicali, quando esprimete con assoluta lucidità i vostri pensieri. Le vostre considerazioni sono importanti perché provengono da una persona che ha notevoli e variegate competenze: di filosofia, di teologia, oltre ad essere un uomo di Chiesa, con pluriennale esperienza, che può parlare con cognizione di causa anche di argomenti, fuori dagli schemi abituali.

Quale è il vostro pensiero, ed una analisi critica su questo argomento?

 

​r) Vedi, "figlio mio", (quando Don Vincenzo utilizza questa terminologia significa che l'argomento è serio, complesso e va meditato) purtroppo questa pandemia, che è ancora drammaticamente presente, sta "mettendo a nudo" tutti i limiti di questo nostro mondo ​moderno e fa vacillare le sue "certezze assolute".

Dall'esplosione del coronavirus assistiamo ad un proliferare di "carrellate" in TV di politici, medici, specialisti, opinionisti, che parlano - e a volte "straparlano - di "covid" - molto spesso non avendo - perlomeno alcuni di loro - le competenze necessarie. L'effetto, che ​le loro "sentenze" producono sugli ascoltatori, ha come conseguenza diretta quella di seminare sentimenti di terrore, o comunque di sfiducia, di sconforto e di rassegnazione. Ma a parte i politici, che ci hanno ormai abituati a questi loro non condivisibili e futili comportamenti, quello che sconcerta è lo scontro di indicazioni, rimedi, messaggi, contraddittori, o addirittura conflittuali, che si verificano tra gli opinionisti del settore ed anche tra gli addetti ai lavori, messaggi, che moltiplicano appunto le insicurezze e le paure della gente. Vedi in tutte, e dico in tutte, le trasmissioni, a cui assisto - a volte anche con la presenza di qualche rappresentante della Chiesa - è un continuo "braccio di ferro" tra personaggi che vogliono"pavoneggiarsi" e primeggiare, ma non ho mai, e dico mai, sentito da nessuno - come ce ne sarebbe invece assoluto bisogno - un pensiero rivolto al creatore dell'universo, Dio Padre Creatore e Redentore, alla S. Madre di Dio, a Gesù ed ai Santi, che sono le uniche "Superiori Entità", che possono lenire le paure, infondere fiducia nell'Altissimo ed alimentare quel nobile e superiore sentimento verso cui tutti dobbiamo tendere: la Speranza!

Ci si sta dimenticando dei santi, Patroni delle nostre città, e si sta 'canonizzando' un'altra santa: la scienza. Che dico? Si sta addirittura eliminando il vero Dio e si sta 'divinizzando' la scienza.

 

Ancora una domanda di Anna Maria

​d) Don Vincenzo, una riflessione a proposito del tempo. Gesù, sulla croce, salva colui che è condannato alla sua stessa sorte negli ultimi istanti di vita. Gesù ci racconta la parabola degli operai dell'ultima ora. A santa Faustina Kowalska svela la grandezza della sua imperscrutabile Misericordia e dell'amore di cui arde il Suo Cuore verso le anime. Ci esorta ad invocare la Sua Misericordia per i peccatori, desiderando la salvezza di tutti. Ebbene: la nostra preghiera può salvare chi ha perso improvvisamente la vita e non ha avuto il tempo di chiedere perdono e di confidare nel Signore?

 

​r) Cara Prof, sicuramente ricorderai quella bella preghiera di Michel Quoist, una delle tante, che si trovano in uno dei suoi molti libri dal titolo 'Preghiere': Signore, ho il tempo. In essa l'orante, pregando, rivolto al Signore, ricorda la frettolosità della gente, che 'correvano dietro al tempo, per riprendere il tempo, per guadagnare tempo'. 'Fugit irreparabile tempus', dice Virgilio in Georgiche, III, 284: 'fugge (vola) il tempo non più recuperabile'. Quando un giovane, ad esempio, per ottenere il mio augurio, mi dice, per esempio, che ha18 anni, io subito gli dico che non ha più 18 anni sul suo budget di vita, li ha già vissuti, li ha già spesi, come colui che, avendo 100 €, ne ha speso 18 per comprare qualcosa. Ha solo 82 € rimanenti. Così tutti non hanno il tempo: lo studente, il giovane, lo sposo novello, i genitori, i nonni, i malati, i moribondi, tutti hanno qualcosa da fare e perciò non hanno tempo. 'O Signore - conclude la preghiera - tu hai dovuto fare un errore di calcolo. Vi è un errore generale: le ore sono troppo brevi, i giorni sono troppo brevi, le vite sono troppo brevi'. E' tutta una scusa. Si può sempre trovare tempo per Iddio, a cui rivolgere la preghiera di lode, di ringraziamento, di richiesta del perdono. Quelle parole che Pietro disse a Gesù, con le quali egli manifestava il suo pensiero di offrire il perdono agli altri non più di sette volte, cosa che gli sembrava già abbastanza, se non addirittura troppa, Gesù gli rispose (Matteo,18,22): 'Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette', frase idiomatica che significa 'sempre'. Se il Signore lo dice a Pietro, sembrerebbe assurdo che non lo faccia Lui per primo.

Quindi Dio è disposto a perdonare 'sempre', perfino sulla croce, quando addirittura veste la toga dell'avvocato difensore e, rivolto al Padre, lo prega di perdonare i suoi uccisori, adducendo anche le attenuanti: 'perché non sanno quello che fanno'. C'è, però, qualcuno che non chiede perdono e non vuole essere perdonato, è il peccato contro lo Spirito Santo, anzi è la bestemmia contro lo Spirito Santo. Il problema nasce dalle parole del Signore: "Ogni peccato e ogni bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito Santo non sarà perdonata. E chiunque avrà parlato contro il Figlio dell'uomo sarà perdonato; ma chiunque avrà parlato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato né in questo secolo né in quello futuro" (Mt 12,31). Il Catechismo della Chiesa cattolica così recita: "La misericordia di Dio non conosce limiti, ma chi deliberatamente rifiuta di accoglierla attraverso il pentimento, respinge il perdono dei propri peccati e la salvezza offerta dallo Spirito Santo. Un tale indurimento può portare alla impenitenza finale e alla rovina eterna" (CCC 1864). Allora il peccato contro lo Spirito Santo è un peccato di caparbietà e di ostinazione, e la sua imperdonabilità non dipende da Dio, il Quale è sempre aperto al perdono, ma dall'uomo, che non intende, non vuole, non chiede di essere perdonato. E proprio un 'vero peccato' quello che l'uomo commette allorquando rifiuta il perdono di Dio. La nostra preghiera, umile, cosciente e ricolma di fede e di speranza, certamente aiuta noi e gli altri, anche i defunti, a salvarci, in forza della 'Comunione dei Santi'. Però solo Dio sa e può ciò che noi gli chiediamo, e ce lo concede purché sia fatta salva la sua volontà, non essendo noi nella condizione di pretendere da Dio di concederci quello che chiediamo per noi e per gli altri. Il sommo poeta Dante (XXXIII canto del Paradiso) mette sulle labbra di S.Bernardo, cantore della Madonna, quella preghiera che inizia così: 'Vergine madre, figlia del tuo Figlio'; ad un certo punto il santo orante dice: 'La tua benignità non pur soccorre a chi domanda, ma molte fiate liberamente al dimandar precorre'. Se la Madonna precorre anche la domanda di chi intende chiederle grazie, figuriamoci se non lo può fare il Figlio, l'onnipotente e misericordioso in assoluto. E prendo spunto da questo gioiello letterario, per rispondere all'ultima parte della tua domanda con un episodio accaduto nella vita di san Giovanni Maria Vianney. A questo santo Curato si avvicinò, tutta disperata, una giovane donna, che, piangendo, si rammaricava che suo padre, buttandosi dal ponte nel fiume e non avendo avuto tempo nè possibilità per pentirsi e confessarsi, fosse andato all'inferno. Il Santo Curato D'Ars, consolandola, l'assicurò dicendole che suo padre si era invece pentito e salvato spiritualmente nel breve lasso di tempo intercorso, nella caduta, dal ponte al fiume.

 

​d) Vostra Beatitudine, le Vostre articolate e complesse risposte non vanno semplicemente ascoltate, ma "metabolizzate" per rimanere impresse nella mente e nell'anima.

Ma adesso "torniamo sulla terra": vorrei inserire nelle problematiche in corso, oltre al covid, anche quello che sta avvenendo in questa estate: l'esplosione dell'anticiclone "lucifero" che ha "arroventato", oltre alla nostra Italia, anche moltissimi territori del pianeta, con caldo soffocante - non normale - che ha messo a dura prova di resistenza la vita della popolazione più fragile (anziani e bambini). Oltre agli effetti sulla popolazione, le torride temperature hanno anche provocato direttamente numerosi incendi - a parte quelli opera di delinquenti piromani - che hanno distrutto interi territori collinari e montani e che richiederanno tempi lunghissimi per "risorgere". Inoltre, chi ne sa più di noi sostiene che siamo in presenza di un mutamento radicale della climatologia del Pianeta: ghiacciai che si sciolgono - con tutte le ovvie conseguenze - trombe d'aria, uragani, smottamenti di intere zone collinari e montane, desertificazione di interi territori, carenze di acqua potabile e così via in negativo. Non credete, Don Vincenzo, che tutto questo sia anche una conseguenza di un utilizzo selvaggio e distruttivo delle risorse naturali del pianeta e dell'emissione di gas nocivi che procurano un effetto serra nell'atmosfera? Ci troviamo forse in presenza di una sorta di "vendetta" della Natura verso chi l'aggredisce in maniera sconsiderata e distruttiva? E quali potrebbero essere per Voi i rimedi? Inoltre, gli untori che provocano ingenti danni: incendi, con distruzione del prezioso patrimonio boschivo e che causano vittime innocenti, sia di persone e sia di fauna selvatica, non meritano una punizione, oltre che terrena, anche divina? Condividete inoltre il pensiero di Papa Francesco (Ciccio, come affettuosamente lo chiamate Voi), quando 'mette nel mirino e critica aspramente l'autonomia dei mercati, la speculazione finanziaria mondiale, l'economia liquida che (metaforicamente) uccide, auspicando, al contrario, politiche economiche coraggiose, che abbiano come obiettivo principale il benessere della persona? E per quanto sostiene in tema di aggressione dell'uomo nei confronti dell'ambiente? Questi aspetti ecologici, sociali ed economici Papa Francesco li ha fatti oggetto di ampia e dettagliata analisi nella sua enciclica " Laudato Si'Ricordiamoci, a quest'ultimo proposito, che il Santo Padre utilizza spessissimo sull'argomento un antico detto della sua terra di origine, ed a lui molto caro, che recita: Dio perdona sempre, gli uomini qualche volta, la natura mai!

 

​r) Ciò che mi stai chiedendo, figliolo, implica una problematica molto vasta e impegnativa. E perciò, per rispondere alla tua domanda, intendo avvalermi dell'autorevolezza del capo della chiesa cattolica. Certamente la chiesa seguendo l'iter della propria dottrina sociale, iniziata pastoralmente dal Papa Leone XIII con la famosa enciclica sociale 'Rerum Novarum' promulgata il 15 maggio del 1891, di cui abbiamo celebrato il centenario nel 1991 con un grande convegno commemorativo da me organizzato a livello diocesano, non smetterà mai di far sentire la sua autorevole voce in proposito, come già sta facendo Papa Francesco con le sue due lettere apostoliche Laudato si' e Fratelli Tutti. Il Pontefice mette sul tavolo della considerazione e della riflessione di tutti gli uomini ('a ogni persona che abita questo pianeta') e non soltanto dei cattolici, tutte le problematiche che un tale problema deve affrontare. Mi piace riportarne alcuni passi, che condivido in pieno: "La terra, nostra casa sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia'; 'esiste un consenso scientifico molto consistente che indica che siamo in presenza di un preoccupante riscaldamento del sistema climatico', dovuto per la maggior parte alla grande concentrazione di gas serra. L'umanità deve 'prendere coscienza della necessità di cambiamenti di stili di vita, di produzione e di consumo, per combattere questo riscaldamento'. Il Papa cita lo scioglimento dei ghiacciai e la perdita di foreste tropicali. Gli impatti più pesanti 'probabilmente ricadranno nei prossimi decenni sui Paesi in via di sviluppo' [...] 'perciò è diventato urgente e impellente lo sviluppo di politiche affinché nei prossimi anni l'emissione di anidride carbonica e di altri gas altamente inquinanti si riduca drasticamente'. Il Papa sostiene che la chiesa 'non ha motivo di proporre una parola definitiva', ma ricorda che 'la scienza e la religione, che forniscono approcci diversi alla realtà, possono entrare in un dialogo intenso e produttivo per entrambe'. 'La terra ci precede e ci è stata data' scrive Francesco, affermando che l'invito a 'soggiornare la terra', contenuto nel libro della Genesi, non significa favorire lo 'sfruttamento selvaggio' della natura. L'azione della chiesa non solo cerca di ricordare il dovere di prendersi cura della natura, ma al tempo stesso 'deve proteggere soprattutto l'uomo contro la distruzione di se stesso'. Parole veramente sacrosante, come tutte le parole delle due encicliche. Questa terra e questo mondo malati e feriti richiedono una conversione terapeutica ecologica, da praticare non soltanto da parte delle istituzioni politiche, finanziarie, dai governi nazionali e dalle lobbies mondiali dalle varie denominazioni e caratterizzazioni, ma da ciascun individuo, a prescindere dalla propria location, dal proprio continente, dalla propria nazione, dal proprio colore della pelle, dalla propria lingua, dalla propria nazione, dalla propria cultura, dalla propria fede o religione. Siamo in una società di faciloni, di comodisti e facili a fare quello che si vuole contravvenendo a leggi e decreti esercitando una falsa idea di libertà. Se ognuno di noi non gettasse a terra carte, per esempio, pacchetti di sigarette vuote e altro e non gettasse a mare bottiglie di plastica e così via e non si limitasse a sporcare strade, mare, muri e quant'altro e si educasse al rispetto dell'ambiente, e non demandasse agli altri ciò che potrebbe fare lui medesimo, forse saremmo in un buon inizio di cambiamento. Non è vendetta nel senso umano della parola, perché per questa è supposto un ragionamento. Per dirla con Papa Francesco, la terra, il nostro caro pianeta, la nostra casa comune, 'protesta per il male che provochiamo a causa dell'uso irresponsabile e dell'abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla'. Ci stiamo comportando scorrettamente verso la terra, così come lo stiamo facendo verso la natura fisica umana, attraverso, ad esempio, l'ingegneria genetica (più propriamente detta tecnologia del DNA ricombinante), che fa riferimento ad una branca delle biotecnologie, che consiste in un insieme molto eterogeneo di tecniche, che permettono di isolare geni, clonarli, introdurli in un organismo esologo (differente dall'ospite originale). Queste tecniche permettono di conferire caratteristiche nuove alle cellule riceventi, manomettendole, chiamate ricombinanti. L'ingegneria genetica altera la sequenza di DNA del gene originale e può originare anche virus artificiale, come pare che sia il Covid-19 della presente pandemia. E così anche la natura fisica umana protesta, come fa il nostro pianeta, con cancri, tumori e altre malattie. Il Papa Francesco aggiunge un nuovo contributo alla dottrina sociale della Chiesa mettendo l'umanità intera di fronte alle proprie responsabilità e invitandola ad 'eliminare le cause strutturali delle disfunzioni dell'economia mondiale' correggendo 'i modelli di crescita' incapaci di garantire il rispetto dell'ambiente. Tra l'uomo e la natura vi è un legame strettissimo e, pertanto, non mi esimo dall'affermare che 'saccheggiando' l'uno non si saccheggi anche l'altra contemporaneamente e viceversa. Questo 'saccheggio' è un vero 'peccato' da tutti i punti di vista, da quello fisico a quello morale e sociale, da affidare al perdono e alla misericordia di Dio attraverso il sacramento della Confessione, che è il sacramento dell'amore misericordioso del Padre e della riconciliazione con Lui, coi fratelli, col mondo, con la terra e con il pianeta, e che è un vero inizio di conversione della crisi ambientale e psicologica, che elimini le cause strutturali di un'economia, che persegue solo il profitto arricchendo le multinazionali e immiserendo i poveri,dimenticandosi dell'uomo.

 

Anna Maria mette adesso l'accento su alcuni punti importanti, che purtroppo sono entrati prepotentemente, ed in negativo, nella vita degli esseri umani. Si tratta forse di una sorta di prezzo da pagare per il benessere raggiunto dalla nostra civiltà?

 

​d) Negli ultimi tempi si calcolano aumenti di malattie mentali, depressioni, sofferenze psicologiche che ci conducono dritto dritto tra le braccia della disperazione e della morte.
Come si fa a tenere accesa la fiaccola della fede e della speranza? Come si fa a non perdere la gioia di vivere?

 

  1. r) Cara Prof, tu parli di malattie mentali, come cause della disperazione, della morte, che fanno spegnere la fiaccola della fede e fanno perdere la gioia di vivere. Per grazia di Dio, oggi, ci sono terapie e bravi psicologi, neurologi, psichiatri, cliniche specializzate, bene attrezzate che aiutano moltissimo a superare le crisi e le conseguenze provenienti da malattia mentale. Occorre far ritornare l'equilibrio mentale innanzitutto. Poi si può far risorgere la fede, la speranza e la gioia della vita. Santa Teresa D'Avila, dottore della Chiesa, religiosa carmelitana e mistica, spagnola, tra l'altro fondatrice delle suore scalze carmelitane, soleva dire che non poteva costringere le suore a pregare se avevano dolore di pancia. Ho conosciuto durante gli studi teologici presso i padri gesuiti a Napoli, un gesuita sacerdote missionario, medico, che aveva fondato in terra di missione un ospedale per curare i malati, e che, ritornato in Italia, aveva messo su una clinica di cui egli era primario, a cui i miei superiori gesuiti mi affidarono per una patologia clinica. Ebbene mi diceva che in terra di missione non si poteva subito parlare di Gesù se prima non si fossero guariti gli indigeni dalle loro malattie. Bisogna guarire il corpo, in modo tale che la mente possa volare alto come Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach, che consiglierei a tutti di leggere. Mens sana in corpore sano. Perché se si ha la mente sana in un corpo sano, allora si capiscono le parole scritte nel libro Il Controllo del Cervello di Narciso Irala, libro che io ho letto, che mi ha fatto molto bene in un particolare momento oscuro della mia vita sacerdotale e che consiglierei a molti, che esprimevano un pensiero fondamentale: noi cattolici credenti non possiamo permetterci il lusso di cadere nella depressione, perché crediamo in Gesù, vita e resurrezione, che sta dentro di noi, come dice S Agostino: Veritas intimior me ipso: la Verità (Dio) è più intimo a me di quanto non lo sia io a me stesso. E poi. Tu parli di malattie mentali che ci conducono alla morte. Ma io ti voglio parlare della fede e della gioia di quei martiri, che mentre andavano incontro al martirio, ad una morte atroce o mentre venivano martirizzati cantavano inni e gioivano, scatenando l'ira degli aguzzini. Il 1 aprile del 304 Irene, con le sue sorelle Chionia e Irene, salì sul rogo e, mentre cantava salmi e cantici al Signore, testimoniò con il martirio la sua fede. I 26 martiri di Nagasaki, erano molto sereni: alcuni pregavano in silenzio, altri cantavano inni e salmi, altri perdonavano ad alta voce l'imperatore e i carnefici, i tre ragazzi facevano coraggio ai genitori, altri predicavano a quanti assistevano di perseverare nella fede. E mi fermo qui: gli esempi sono moltissimi. Neanche di fronte alla morte perdevano la fede e la gioia. Avevano una forza d'animo e, certamente, l'aiuto del Signore. Come si fa a tenere accesa la fiaccola della fede e della speranza? Come si fa a non perdere la gioia di vivere? Non lo può fare la volontà, perché viene meno nei momenti critici, ma la preghiera, il coraggio, l'aiuto e la grazia di Dio non verranno mai meno.

Certamente, infine, quanto sostiene Alberto, in merito al prezzo che si paga con queste patologie psicosomatiche, in costante progressione, per la conquista del benessere, ha un fondo di verità.

 

​d) Carissima Vostra Beatitudine, ci avviamo verso la conclusione di questa nostra amichevole e (per noi) istruttiva conversazione, ma, prima dell'ultima e molto impegnativa domanda, devo assolutamente purtroppo toccare un difficilissimo argomento che si è affacciato prepotentemente nel panorama internazionale: intendo riferirmi alla conquista dell'Afghanistan da parte dei talebani, che hanno ripreso il controllo di quella martoriata terra, riportando indietro di decenni gli stili di vita,che gradualmente stavano permeando i comportamenti della popolazione. I primi bersagli nel mirino dei talebani, sono state - come era prevedibile - subito le donne (e di conseguenza i bambini) che vengono purtroppo considerate dai "nuovi padroni"elementi di "scarto", una sorta di persone di serie b, comandate in tutto e senza libertà alcuna, in quella società essenzialmente maschilista, e, - contrariamente agli interessati annunci -, del tutto priva di valori umani e di accettabili forme di democrazia, ma caratterizzata da ferocia e violenza come elementi distintivi. Con alle porte ondate di migrazioni di gente che cerca di salvarsi con tutti i mezzi, il cosiddetto mondo civile "balbetta" appena effimere forme di condanna e di (non unanimi) aiuti nella pratica assenza totale di qualsiasi iniziativa di quella ridicola, e del tutto inutile, organizzazione targata ONU. Su questi argomenti è importante sentire un rappresentante della Chiesa, come Voi, che ha sempre stigmatizzato molti aspetti dell'islamismo, non compatibili con il nostro - anche se non perfetto - modo occidentale di essere, e con particolare riferimento alla sottomissione totale delle donne, soggetti inermi e con pochissimi diritti, secondo le rigide - applicate a loro - regole della Sharia.

A Voi la parola. Don Vincenzo.

 

​r) Figliolo, tu sai benissimo cosa sia la Sharia. Essa è il cammino, che conduce alla fonte a cui abbeverarsi, è il complesso di regole di vita e di comportamento dettato da Dio per la condotta morale, religiosa e giuridica dei suoi fedeli. È un concetto suscettibile di essere interpretato in chiave metafisica o pragmatica. Nel significato metafisico, la sharia è la Legge di Dio e, in quanto sua rivelazione diretta, rimane assoluta e incontestabile dagli uomini. In quello pragmatico, il fiqh, ovvero la scienza giurisprudenziale islamica interpretata secondo la legge sacra, rappresenta lo sforzo concreto esercitato per identificare la Legge di Dio; in tal senso, la letteratura legale prodotta dai giuristi (faqīh; pl. fuqahāʾ) costituisce opera di fiqh, non di sharīʿa. E conosci anche un po' di storia dell'Islamismo. Nel VII sec. la penisola balcanica era una distesa desertica, che era abitata dai beduini, politeisti, che erano popolazioni nomadi. Le loro divinità principali venivano adorate in dei santuari che divennero presto oltre a centri d'incontro religiosi anche commerciali. Maometto, ricco cammelliere, fu travolto da una inquietudine religiosa che spesso lo indusse a ritirarsi frequentemente in preghiera nelle grotte fuori dalla Mecca. In una di queste grotte avvenne l'episodio decisivo della sua vita, mentre pregava, gli apparve l'arcangelo Gabriele che gli rivelò i principi fondamentali di una nuova fede. Gli parlò di Allah, l'unico vero Dio, e lo invitò a diffondere questa fede agli uomini affinché si sottomettessero alla volontà divina. Questa sottomissione si chiama islam e da questo nome deriva la nuova religione: islamismo. Maometto stesso, definì il perfetto credente muslim cioè sottomesso alla volontà di Dio, perciò i suoi seguaci vengono detti musulmani. Maometto è stato piuttosto un perfetto uomo politico, che ha concepito la nuova religione come strumento sociale di coesione e di amalgama delle varie tribù disperse ed autonome del deserto, in modo da costituire un solo grande popolo. Quindi l'islamismo è qualcosa di diverso dalla religione, è una politica, che in nome dell'obbedienza a Dio, soggioga i sudditi con leggi, attraverso le quali esercita una sorta di dittatura morale e sociale in contrasto non solo con la ragione, ma anche con il buon senso, con la dignità e con le libertà individuali delle persone, soprattutto di quelle più deboli e più indifese, che sono le donne e i bambini. Scene orripilanti si vedono ora, con la vittoria dei talebani, in Afghanistan. Non riusciamo mai a capire con la nostra cultura occidentale come mai tanta crudeltà in nome di Allah, cioè in nome di Dio. Mi fa meraviglia come mai alcune persone abiurano la fede cattolica nel nostro Dio di Gesù Cristo, creatore, padre misericordioso e amorevole, per convertirsi ad una religione così spietata e così dispotica, da formare kamikazesenza scrupolo. Resta il problema dell'accoglienza dei profughi afgani. Si spera davvero in un'opera sinergica di tutti i paesi dell'UE,degli USA e del mondo libero e civitalizzato, per un'accoglienza condivisa. Non si può rimanere indifferenti, non possiamo agire come le tre scimmie, dobbiamo esercitare la carità dell'accoglienza verso quella popolazione che chiede aiuto, ricordando le parole di Gesù, che in Matteo 25,35,dice: 'Ero straniero e mi avete accolto'.

 

Con questa chiara e condivisibile analisi di "Vostra Beatitudine" siamo arrivati veramente alla conclusione di questa nostra "Conversazione con "Don Vincenzo in esilio", al quale lasciamo un'ultima risposta molto impegnativa, su un argomento che ho volutamente lasciato in fondo - non per importanza - ma perché mi sta particolarmente a cuore. Considerando che abbiamo toccato molti punti che abbracciano aspetti religiosi, sociali, economici e di gestione della natura, su quest'ultima domanda ho coinvolto anche la Prof.ssa Anna Maria Tagliamonte, concertando con lei quest'ultima domanda

.

  1. d) Qualche sera fa ero alle prese con un caldo veramente torrido; ero su una sdraio e ammiravo affascinato il cielo stellato e la luna piena che sorgeva: una meraviglia! Mi sono concentrato su alcune stelle, che brillavano di una luce fioca, che alternativamente appariva e spariva. Ho provato ad immaginare a quale distanza notevolissima potevano essere: certamente milioni e milioni di chilometri. Ho provato ad immaginare a quale distanza notevolissima potevano essere: Allora ho pensato a come poteva essere "nato" il "creato" miliardi di anni fa, indipendentemente dalle spiegazioni dei vari scienziati, che parlano di "Big Bang" ed altre simili teorie, ma non dell'inizio del "tutto". Guardando il cielo ed il firmamento - e fantasticando - ho provato ad immaginare un razzo lanciato nel cosmo alla velocità della luce, o, se possibile, ancora di più, che incontra nel suo viaggio pianeti, stelle ed altri corpi celesti; e viaggia, viaggia, viaggia.... Ebbene il razzo, ammesso che tocchi un punto che segni la fine del suo viaggio, dopo quell'arrivo cosa c'è dietro? Oppure, dato che l'universo è infinito, senza alcun limite di dimensione, ci sarà stato un punto zero che ha dato inizio alla creazione del "tutto"?Come ha avuto origine tutto ciò? Ma a questo punto, sono sicuro,che la mente si perde e le nostre capacità di comprensione vanno in "tilt", per cui entriamo a capofitto nel campo di azione di Don Vincenzo, di cui sentiamo la sua illuminata parola su questo angosciante, misterioso ed affascinante quesito.

 

Su questo difficilissimo argomento, Anna Maria esprime la sua opinione.

 

  1. d) Le spiegazioni elaborate dagli scienziati su argomenti tanto complessi, sono il frutto dello sforzo che la mente umana compie per comprendere l'incomprensibile, adoperando gli strumenti di cui dispone.

Scienza e fede non sono contrapposte. A seguire la stella cometa non si sbaglia!

Sono persuasa che nessuno scienziato, anche chi si dichiara tale, può rimanere ateo. Di fronte all'immensa bellezza che ci circonda, non si può non inginocchiarsi come fecero un tempo i Magi davanti al Bambino.

All'origine di tutto è "L'Amor che move il sole e l'altre stelle"

 

  1. r) Mi scuso se, iniziando la mia risposta ad un argomento di tanta importanza, mi avvalgo della mia deformazione professionale di prof di filosofia citando Immanuel Kant, il filosofo da me più studiato e più seguito. Nella parte conclusiva della Critica della ragion pratica leggiamo una delle più celebri pagine di Kant che così recita: 'Due cose riempiono l'animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto piú spesso e piú a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell'oscurità, o fossero nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza. La prima comincia dal posto che io occupo nel mondo sensibile esterno, ed estende la connessione in cui mi trovo a una grandezza interminabile, con mondi e mondi, e sistemi di sistemi; e poi ancora ai tempi illimitati del loro movimento periodico, del loro principio e della loro durata.[...].La seconda comincia dal mio io indivisibile, dalla mia personalità, e mi rappresenta in un mondo che ha la vera infinitezza, ma che solo l'intelletto può penetrare, e con cui (ma perciò anche in pari tempo con tutti quei mondi visibili) io mi riconosco in una connessione non, come là, semplicemente accidentale, ma universale e necessaria'. Dopo il volo di Yuri Gagarin ci furono molte polemiche attorno a una frase che egli avrebbe pronunciato, mentre era in orbita, del tipo "Non vedo nessun Dio, quassù". Le fonti storiche non sono concordi nel riferire se queste parole siano state realmente dette da lui (pare che non ce ne sia traccia nelle registrazioni delle comunicazioni dallo spazio) o siano state a lui attribuite dalla propaganda sovietica. E' peraltro riportato da fonte certa che l'anno successivo, un altro dei cosmonauti sovietici, Gherman Stepanovich Titov, affermò, durante una visita negli Stati Uniti, alla Seattle World's Fair: "Nei miei viaggi attorno alla Terra non ho visto né Dio né angeli". Deum nemo vidit umquam unigenitus Filius qui estin sinu Patrisipse enarravit (Giovanni, 1,18). Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è in Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato. Dio non è una conquista dell'uomo (ricordiamo, nella mitologia greca,la lotta dei Titani contro Zeus e gli altri dei perla conquista dell'Olimpo, che si risolse con la sconfitta dei titani), ma è un dono di discesa di Dio all'uomo (l'Incarnazione). Non c'è bisogno di andare neanche in Marte per vedere se c'è Dio, perché noi cattolici crediamo nel Dio di Gesù Cristo, che è creatore, Signore e Padrone unico e assoluto dell'universo. Ma che cosa è il Big Bang?Il Big Bang (in Italiano " Grande Scoppio ") è un modello cosmologico basato sull'idea che l'universo iniziò a espandersi a velocità elevatissima in un tempo finito nel passato a partire da una condizione di curvatura, temperatura e densità estreme, generando lo spaziotempo, e che questo processo continui tuttora. Ma come è venuto fuori il Big Bang? Se l'universo è materia, allora questa materia o era inanimata o era animata. Se era inanimata, come mai è venuta fuori l'animazione degli esseri, tra cui l'uomo, perché ex nihilo nihil fit (dal nulla non viene fuori nulla); se, invece, era animata, o si è fatta da sé (a se) o l'ha fatta qualche altro (ab alio), in ambedue i casi si torna a Dio, increato, eterno, e creatore. E se riflettiamo sui moti di rotazione e di rivoluzione degli astri, ci rendiamo conto che all'interno dell'universo, c'è un moto impresso in essi che non finisce mai e che si ripete eternamente, che già gli antichi filosofi, tra cui Socrate, chiamavano Intelligenza:

come è l'anima nel corpo così è l'intelligenza nell'universo.

 

Chiudiamo davvero adesso, tutti e tre insieme, questa intensa conversazione con una delicata poesia di Anna Maria Tagliamonte :

 

TUTTO HA UN SENSO

Tutto è prezioso Ai Tuoi occhi, Signore.

Anche questa notte

buia più del buio.

Con Te vicino,

questa oscurità

non fa paura,

perché, per me,

le accendi,

ad una ad una,

luminose e belle

tutte le Tue stelle.

 

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